Lega di cultura di Piadena
La Lega di Cultura di Piadena, con l'Istituto Ernesto de Martino a Sesto Fiorentino, il Circolo Gianni Bosio a Roma, la Società di Mutuo Soccorso Ernesto de Martino a Venezia, formano un arcipelago di realtà accomunate da modi e prospettive analoghe per il loro fare cultura, ricerca, e per il loro raccontare la storia.
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FILM
Film Documentario Nuovo film-documentario di Grabek Michael sul Micio che verrà presentato a Berlino domenica 9 novembre 2008. La festa comincia verso le 18.00 nella "Die Werkstatt der Kulturen", la casa di cultura (in italiano forse: "laboratorio di cultura") di Berlino che è una istituzione rappresentativa, conosciuta e abbastanza famosa a Berlino. www.mi-piaceva-lavorare.eu. Lavoro e piacere Micio lavorava volentieri, gli piaceva il lavoro nella stalla e , più tardi, nella fabbrica metallurgica. La conclusione storica individuale di Micio è quindi positiva. Nessuna traccia di euforia. La differenza tra “piacere” e “gioia e voglia”, però, poteva e può essere enorme. Micio non era il “padrone”, il proprietario dei mezzi di produzione, e il lavoro era spesso faticoso e “mica da ridere”, ma lui l’ha fatto comunque, e anche bene e con passione, così come aveva fatto suo padre lavorando nelle stalle come “bergamino”. Micio ha così tutti i motivi e il diritto di prendere il famoso articolo uno della costituzione italiana e di mettere letteralmente il dito nella piaga dei primi paragrafi (nell’articolo 4 si riconosce addirittura a tutti cittadini il diritto al lavoro!?), di ricordarne, 60 anni dopo l’entrata in rigore, “la scarsa applicazione” e di richiedere un nuovo, serio dibattito su di essa, che faccia scaturire delle conseguenze pratiche. Micio è cosciente dell’assurdità che in Italia da un lato venga conferito, da più di un secolo, il titolo di “Cavaliere del lavoro”, ma che non si sia in grado, dall’altro, di realizzare una politica economica moderna che abbia alla base lo sviluppo del lavoro. Esiste una singolare simbiosi tra culto degli eroi e mancanza di idee. Nella crisi si guarda ai “cavalieri”, agli “eroi”. Povero Paese, se ha bisogno di questa trasfigurazione, di questa esaltazione ideologica, penserà Micio. Uno che non detiene nessun titolo, ma che ha contribuito alla ricchezza dell’Italia. Di cavalieri del lavoro come Berlusconi lui può soltanto sorridere scuotendo il capo. Loro, i cavalieri, non hanno mai lavorato produttivamente. A Micio basta guardarsi le mani per ricordarsi di un’antica saggezza dei paisàn: “Chi lavora si fa il callo Ciao Micio e ancora buon lavoro Michael Grabek, Berlino
"Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste.
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| Morandi-Renzo Rossellini: film insime Cliccare sulle foto per ingrandire l'articolo. |
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Sono iniziate il 13 settembre 2002 le riprese del film "Il colore della bassa", a San Lorenzo Guazzone. Seguiranno a Piadena, Mantova e Solarolo Rainerio.
Giuseppe Morandi si prepara ad una nuova fatica. Ce lo annuncia in tenuta estiva...
(La Cronaca, 2 Agosto 2002)
Per leggere l'articolo clicca qui...
MARTEDI' 21 DICEMBRE 2004 alle ore 21
presso il teatro "Cecilia Gallerani" a San Giovanni in Croce (CR)
PROIEZIONE DEL FILM
ANNA
di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli
sarà presente il regista
ALBERTO GRIFI
introdurrà
MARCO MULLER
Direttore del Festival del Cinema di Venezia
La Lega di Cultura di Piadena / Coordinamento Comitati contro le autostrade
Cremona Mantova
e TIBRE
Per leggere l'articolo apparso su "La Cronaca"
il 23 Novembre 2004 cliccare qui.
PROIEZIONE
VENERDI’ 15 OTTOBRE 2004
AL CINEMA “ITALIA” DI PIADENA (CR)
SEGRETI DI STATO
di Paolo Benvenuti
con Antonio Catania, David Coco, Sergio Graziani, Aldo Pugliesi, Francesco Guzzo
presente il regista
Una lezione di storia, però con la maiuscola, di quelle che nelle scuole italiane non si sono mai fatte. Ma anche di cinema.
Segreti di Stato è un film importante per più motivi. Perché Benvenuti è accolto per la prima volta in una manifestazione maggiore. Perché porta a compimento una ricerca decennale di stile, di metodo, di linguaggio, essendo Benvenuti allievo del Rossellini didascalico, ma in questo settore molto migliore del maestro, ed è di Straub piuttosto un fratello minore che un allievo. Perché riesce a fare quello che a nessun “brechtiano” è mai riuscito, e tanto meno al cinema di denuncia all’italiana, sempre retoriche pieno di ricatti e di trappole che fanno appello al cuore e alle viscere o alle logiche di schieramento e molto poco, o niente, al cervello. Perché contiene alcune sequenze di grande cinema: l’assassinio di Pisciotta visto dagli specchi di un mobiletto di bagno degno di Hitchcock; e quella delle carte - fotografie che dimostrano la rete di collegamenti che, da un nome all’altro, stabiliscono la rete dell’occulto che sta dietro una strage, e che un colpo di vento butta all’aria. Dietro ogni strage italiana, quali infinita rete di responsabilità! Se il pozzo della storia lontana è forse impenetrabile, lo è ormai ancora i più quello della storia vicina, sulla quale, come è il caso di Portella, è nata ahinoi! la nostra Repubblica.
La “Lezione di storia” di Paolo Benvenuti, allargando il quadro delle responsabilità, rimettendo in discussione le interpretazioni già date, compresa ovviamente quella del bel film di Rosi, non dice certo che responsabilità non sono indicabili, ma che esse sono più vaste e complesse di quello che non abbiamo pensato finora. Riporta la storia italiana, dal ’45 a oggi, come un pezzo di storia dell’impero di cui l’Italia è, da allora, parte o colonia.
Goffredo Fofi – Film TV
La Lega di Cultura di Piadena - Coordinamento Comitati contro le autostrade CR-MN e TI - BRE
Ministero per
i Beni e le Attività Culturali
MATERIALI DI ANTROPOLOGIA VISIVA 9
Contadini del Sud, Contadini del Nord.
Immagini del mondo contadino in Italia a 50 anni dalla morte di
Rocco Scotellaro
MUSEO NAZIONALE
DELLE ARTI E TRADIZIONI POPOLARI
Sala dei Convegni - Piazza Marconi 8 - Roma Eur
Roma 27 e 28 novembre 2003
Ingresso gratuito - tel. 06/5910709 - email: popolari@arti.beniculturali.it
Il 27 e 28 novembre 2003 avrà luogo, presso il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, la IX edizione della rassegna Materiali di Antropologia Visiva (MAV 9), sul tema Contadini del Sud, Contadini del Nord. Immagini del mondo contadino in Italia a 50 anni dalla morte di Rocco Scotellaro.
"Ma nei sentieri
non si torna indietro. Altre ali fuggiranno dalle paglie della cova, perché lungo il perire dei tempi l'alba è nuova, è nuova." Rocco Scotellaro |
Procedendo in questo percorso, il Museo Nazionale delle Arti
e Tradizioni Popolari ha dunque deciso di dedicare la IX edizione
della rassegna "Materiali di Antropologia Visiva" alla
figura di Rocco Scotellaro e al mondo contadino.
. Introdurrà i lavori Stefania Massari, direttore del Museo.
Nel corso della rassegna verranno proiettati documentari e cd-rom
relativi al lavoro contadino in Italia, alla Lucania e a Rocco
Scotellaro. Segnaliamo ad esempio "L'uva puttanella"
(1976, prodotto da RAI 2) di Gabriele Palmieri, e la presentazione
multimediale "Rocco Scotellaro. Vita ed opere del sindaco
poeta di Tricarico" (2003), realizzata dal Centro di Documentazione
Permanente di Tricarico. Il Museo presenterà il video "Diario
dei Materiali di Antropologia Visiva" (con immagini della
rassegna del 1991), nel quale Alan Lomax racconta la ricerca etnomusicologica
in Italia con Diego Carpitella e mostra alcuni esempi della sua
indagine sulle origini del blues. Alessandro Portelli
(Circolo "Gianni Bosio) presenterà "I
Paisan" (1957-1967), di Giuseppe Morandi (Lega di Cultura
di Piadena). E' previsto l'intervento della Sacher Film,
con "Zappaterra", tratto da "I Diari della Sacher"
(storie dall'archivio diaristico di Pieve Santo Stefano).
Il 28 novembre alle ore 16 avrà
luogo una discussione sui temi della rassegna. Sono previsti contributi
provenienti da diversi campi di ricerca (storia, antropologia,
etnomusicologia, cinema etnografico): Nicola Tranfaglia (Università
di Torino), Alberto Mario Cirese (Università "La Sapienza"
di Roma), Emilia De Simoni (Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni
Popolari), Giovanni Kezich (Museo degli Usi e Costumi della Gente
Trentina), Luigi Maria Lombardi Satriani (Università "La
Sapienza" di Roma), Ferdinando Mirizzi (Università
della Basilicata), Vincenzo Padiglione (Università "La
Sapienza" di Roma), Pancrazio Toscano (Tricarico), Maurizio
Agamennone (Università di Firenze), Luigi Di Gianni (regista),
Gabriele Palmieri (regista).
Durante la manifestazione sarà possibile visitare la mostra
"Annabella Rossi e la fotografia. Vent'anni di ricerca visiva
nel Salento e in Campania", che per l'occasione verrà
arricchita dall'esposizione di alcune fotografie realizzate da
Michele Gandin a Tricarico, nel I anniversario della morte di
Rocco Scotellaro (1954).
Cinema.
La nuova casa di produzione è di Marco Mueller,
ex direttore del festival di Locarno. Progetto per Delbono
Morandi sulla Bassa che cambia
Il fotografo di Piadena gira un film per la neonata Downtown Pictures
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| La Provincia - 30 Luglio 2003 |
di Giorgio Raimondi. ROMA
La prima coproduzione turco-cipriota, il debutto alla regia di
Chiara Caselli, un film tra kung-fu e storia dedicato a Marco
Polo, un horror in una Bologna invasa dai vampiri, documentari
sulle canzoni popolari. E un progetto legato al fotografo piadenese
Giuseppe Morandi. Sono solo alcuni dei film che la Downtown Pictures,
la nenonata casa di produzione di Marco Mueller, ha in cantiere.
Un programma, ha spiegato ieri Mueller (ex direttore artistico
del festival di Locarno e produttore di Fabrica), allinsegna
dello sconfinamento tra generi.
Ecco i primi titoli in programma:
FANGO. Al film del regista turco Darvish Zaim il compito di portare
a battesimo la casa di produzione, E il primo film della
Cipro riunita e racconta della guerra silenziosa che dal 1974
accende i nazionalismi alle porte di casa nostra.
ISOLA. Probabilmente avrà un altro titolo il lungometraggio
con cui lattrice Chiara Caselli debutta dietro la macchina
da presa dopo il successo del suo corto per Sempre. Protagonista
è Anna in tre momenti della sua vita, a 9, 27 e 84 anni.
«Due anni e mezzo di lavoro sulla sceneggiatura per trasformare
idee, desideri e immagini in un solida struttura per il film»,
ha spiegato Chiara Caselli aiutata nella fase di scrittura da
Monica Zapelli (I cento passi) e Jaco Van Dormael.
VOCI. Nella sala montaggio del documentario Guerra sulla tournée
in Palestina, Pippo Delbono ha scoperto che la dimensione cinematografica
«gli apparteneva». Dallincontro con Mueller
è nato poi il progetto di Voci (titolo provvisorio), unesplorazione
di una Genova inedita per il grande schermo raccontata attraverso
gli attori della sua compagnia.
BACKSTAGE. Provengono dal teatro anche Pietro Babina e Fiorenza
Menni, protagonisti di un progetto che esplora «come lo
spettacolo sia diventato una forma possibile di terrorismo, e
come il terrorismo possa divenire forma di spettacolo».
IL COLORE DELLA BASSA e LORMA
TAGLIATA. Due diversi progetti che si collocano come un viaggio
nella pianura di ieri e oggi. Nel viaggio del cineasta e fotografo
Giuseppe Morandi nella Bassa Padana si racconta il mondo contadino
contemporaneo e i suoi colori, «il colore dei soldi, che
è sempre bianco come Morandi tiene a sottolineare
e quello del lavoro, quello degli indiani, pakistani, nigeriani,
cinesi che sono i nuovi contadini della Bassa Padana». Alla
Romagna di ieri è invece dedicato il film di Marco Martinelli
con Ermanna Montanari, una sorta di western ambientato tra Otto
e Novecento tra briganti, anarchici e ribelli.
MARCO POLO e MORIRE DI PIACERE. Un film dazione tra kung-fu,
storia e leggenda e un horror sui vampiri hanno in comune un team
di sceneggiatori molto particolari: lo scrittore di fantascienza
Valerio Evangelisti, Fausto Brizzi e Marco Martani, sceneggiatori
degli ultimi film di Neri Parenti.
SONASÒ. La musica di tradizione orale nel nostro Meridione
è la protagonista del documentario di Gianfranco Pennone,
un viaggio nel Sud Italia e nelle sue sonorità. Ma i progetti
della Downtown Pictures non si fermano qui: un lungometraggio
di quasi fantascienza, HINTERLANDS di Gianfranco Rosi, il ritorno
al cinema di Edo Bertoglio a più di 20 anni anni da Downtown
81 con DATED e un insolito thriller politico cinese PELLE DIPINTA.
Il
film “Il colore della Bassa”
dopo i sondaggi è pronto per partire con le riprese, assieme
a Malic Ba e il Micio.
La voglia di pace e di un mondo diverso è grande e pertanto
vediamoci per progettare il futuro.
Un abbraccio a tutti.
Il Micio e Murand
Articolo
apparso su Ciak (2 Settembre 2002)
Nata ad aprile, è
stata presentata ufficialmente al Lido Downtown Pictures, casa
di produzione fondata da Marco Muller. L'ex direttore di Locarno,
nonché produttore di successo con Fabrica Cinema (Oscar per No
man's land di Tanovic, premi nei maggiori festival per Lavagne di Samira
Makhmalbaf, 17 anni di Zhang Yuan e Moloch di Sokurov, per citarne alcuni),
ha intrapreso la nuova iniziativa con Emanuele Costa, Umberto Lago, Viviana
Queirolo e altri. Obiettivo: la valorizzazione di nuovi talenti e autori
originali, da spingere con forza sul mercato.
<<Una
visione alta ma realista>> dicono loro. Downtown ha inoltre stabilito
un accordo biennale di coproduzione con Rai Cinema, che selezionerà
alcuni progetti da sostenere: e infatti i maggiori dirigenti dell'azienda
pubblica di cinema erano presenti all'aperitivo dell'altra sera all'Excelsior.
"Collaboriamo dal '97 con Muller, che lavora con talenti ottenendo
anche grandi risultati, ha dichiarato il presidente Giuliano Montaldo.
Tra i primi titoli prodotti da Downtown Pictures (che punterà sia
su registi italiani che su autori di cinematografie emergenti): Dated
(Scaduti) di Edo Bertoglio, Oakland non deve bruciare di Gianfranco
Rosi, Il colore della Bassa di Giuseppe Morandi, Fango
di Darvish Zaim (sul conflitto turco-greco per Cipro) e Sonasò
di Gianfranco Pannone. Budget previsto per ogni film, in media 2 milioni
di euro.
"La nostra iniziativa e in continuità con l'esperienza
di Fabrica>> di cui Muller è attualmente direttore.
La società, che ha sede a Bologna, punterà molto anche sul
digitale: tre dei primi cinque film saranno girati con le nuove tecnologie.
(Ciak In Mostra - n.5 - 2 Settembre 2002)
Un nuovo film per Morandi
Come sono cambiati i volti dei lavoratori nella Bassa
PIADENA - Giuseppe Morandi si prepara ad una nuova
fatica. Ce lo annuncia in tenuta estiva, pronto per andare in piscina
assieme alla famiglia Metha - tra le protagoniste dell'imminente pellicola
- nel bar dell'angolo della piazza piadenese, a pochi passi dal Municipio,
dove lo stesso Morandi lavora.
"Gireremo
un nuovo film - ci racconta con tutta tranquillità - grazie a FabricaCinema
che da poco ha una sede a Bologna e che, tra i suoi progetti, ha anche
i due cortometraggi che ambienteremo qui nella Bassa. La settimana prossima
andremo di nuovo a Bologna per accordarci su tempi e modalita; l'idea,
comunque è quella di documentare la realtà dei nuovi contadini
e dei nuovi operai della nostra zona. Ormai i lavori più pesanti,
infatti, non sono più svolti da italiani, ma da stranieri. Anche
nella Bassa questo è un dato di fatto e ciò che voglio raccontare
è proprio tale realtà. Nelle stalle lavorano gli indiani
e nelle fabbriche gente di colore. Anche la famiglia Metha che
ioconosco da tempo farà parte di questo film: Jagjit Rai Metha
- padre di Simona e Hani - infatti è un indiano che qui in Italia
fa il bergamino. Il film si intitolerà, "Rico Richeto
leva sò ch'i è li dò e meza"; con molta
probabilità il sottotitolo sarà "I colori della Bassa",
espressione con la quale si vuole indicare proprio il mutamento del colore
della pelle della gente che ora si dedica ai lavori che da sempre caratterizzano
la nostra zona.
L'espressione dialettale del titolo, invece, si riferisce ad una frase
della dalla mamma del Micio (Giuseppe Azzali, ndr) già nel precedente
film "I Paisan" quando chiamava Richeto, appunto, per alzarsi
e andare a lavorare nella stalla. Aiuto regista sarà il Micio e
avremo consulenze anche da parte di Ermanno Olmi. L'idea di questo
nuovo film in realtà c'era già da on po', più o meno
dal 1999 quando, grazie alla collaborazione con Marco Muller, il
film i "I Paisan" ha partecipato al Festival di Locarno.
Già allora con Muller si era parlato di girare un'altra pellicola
ed ora è arrivato il momento buono. Le riprese dei bergamini le
faremo soprattutto in provincia di Cremona mentre quelle degli operai
anche nel bresciano. Se tutto procede bene il film dovrebbe essere pronto
entro la primavera prossima".
Morandi torna cosi ad una delle sue passioni, il cinema, unita ad alcuni
dei suoi temi più cari: il lavoro e l'uomo. "In primo piano
comunque - sottolinea Morandi - c'è sempre l'uomo visto che è
lui l'artefice di tutto, e poi il lavoro per il quale si adopera. Naturalmente
le riprese avverranno nel massimo rispetto delle persone coinvolte e nella
salvaguardia della loro identità e cultura".
Dopo la mostra fotografica "I Paisan", l'omonimo film e la mostra
"La mia Africa" (che tra
poco sarà esposta a Lisbona) Morandi si rimette alla prova per
raccontare, attraverso la realtà e con estrema naturalezza, quel
che ci circonda. E di quel che ci circonda non c'è dubbio che ne
dia un'immagine autentica; mai guarda dall'alto i suoi personaggi, ma
come occasioni per un confronto e un dialogo continui dal quale spesso
scaturiscono rapporti umani intensi e significativi. Così, terminata
la piacevole conversazione, Morandi ci saluta e si dirige in piscina con
parte della famiglia Metta: Simona e Hani - i due bambini - ne sono entusiasti
e il padre Jagjit, sorridente, li accompagna. Noi ce ne andiamo, consapevoli
che quel che vedremo nell'imminente pellicola nulla avrà a che
fare con la finzione.
KATIA BERNUZZI
(La Cronaca - 2 Agosto 2002)
I Paisan, 2001
(...) La civiltà contadina, che era durata 2000 anni stava finendo. Era iniziata la grande cacciata ed emigrazione dalla campagna. Iniziava il boom della Lambretta e della Seicento. Volevo filmare i riti ancora in atto di questa civiltà.(... ) Se io ho fotografato e filmato la mia gente è perche l'ho amata e ho condiviso la sua storia e la lotta per la sua emancipazione. Meglio, ho voluto dare loro un volto e raccontare la loro vita dall'interno, perche io ero e sono uno di loro. Ho voluto fissare la loro sapienza e il loro orgoglio. (Giuseppe Morandi)
Nato a Piadena (paese dove tuttora vive) nel 1937 da famiglia operaia e contadina, Giuseppe Morandi inizia a fotografare e girare filmati nel 1956, incoraggiato tra gli altri da Cesare Zavattini. Il suo lavoro fotografico, all'interno della lega di cultura di Piadena (fondata da Morandi e Gianfranco Azzali) viene conosciuto attraverso mostre e volumi (I Paisàn, Volti della Bassa padana, Cremonesi a Cremona, Quelli di Mantova, Ventunesima estate) presentati in Italia e in Europa. Il suo straordinario lavoro di cineasta, praticamente sconosciuto, è stato presentato per la prima volta al Festival di Locarno nel 1999 in edizione integrale. Il suo stile di cineasta "ad altezza d'uomo e di lavoro" è una vera rivelazione (Morandi è un istintivo che sa "mettere in scena il caso" e "monta in macchina"), potrebbe forse essere paragonato a quello del francese Georges Rouquier, l'autore dei memorabili Farrebique (1946) e Biquefarre (1983), se non andasse ancora più lontano nel testimoniare i mutamenti delle campagne (italiane) dal dopoguerra ad oggi.Il salvataggio dei suoi film, girati originariamente in 8mm, è stato curato dalla Cineteca di Bologna.
I Paisàn è composto da: EI Pasturin (estate 1956), Inceris li barbi (Diradano le barbabietole, 1964), Morire d'estate (23 giugno 1957), EI Vho (1966), La giornata del bergamino (Voltido 1967); Jon, du, tri, quater sac (La spartizione del granoturco, Voltido 1967); L'Amadasi la massa l'och (1967); Tonco, la festa del tacchino (1967); Cavallo ciao (Vho 1967); Baratieri el massa el animai (1966); EI Calderon (1991). [VHS 128']
UNA PRODUZIONE:
La recensione di Marco Muller
Chi sa se con questa cassetta la Cineteca del Comune di Bologna non ci consegni il primo capitolo di una "storia segreta del documentario italiano"? Così come lo si storicizza di solito, l'ambito documentaristico più noto appare in definitiva terra di nessuno, con poclù spazi di ricerca e scarsa tradizione, dove agli sprazzi di realismo si sovrappongono "sguardi d'autore", retorica del "prezioso" o del "poetico".
Eppure, controtendenza si erano mossi altri registi, portatori di un realismo immediato che andava oltre le teorizzazioni del "colto sul vivo". Come Giuseppe Morandi, che ha costruito
pazientemente lungo quasi due decenni la sua opera cinematografica, pezzo a pezzo, a salti ma nella logica di un'estetica dove il modo di produzione poverissimo (una camera amatoriale a molla e poca pellicola, dunque un solo ciak; e il montaggio tutto realizzato in macchina, ma appena possibile con il suono in presa diretta, magari fatto con il Geloso prestato dall'amico e sincronizzato in casa) dettava il rigore della prima vera analisi dall'interno, in Italia, di una società e di una cultura, quella dei contadini dell'area del Po prima della definitiva meccanizzazione delle campagne.
Restando sempre fuori dal bozzetto, Giuseppe racconta gente e pezzi di mondo che conosce bene, privilegia il "piccolo" senza pretendere di ingigantirlo, non si attarda in soluzioni formali e paesaggistiche ma punta dritto sulle persone e i loro animali, non distoglie l'occhio quando questi ultimi, esaurito il loro potenziale di lavoro, muoiono di morte violenta per mano di quelli che aiutavano a lavorare. Non è difficile per il suo cinema appoggiarsi in tutto alla realtà, poiche il suosguardo, mai "esteriore", sa organizzare quello che per altri rimarrebbe rozzezza o casualità. Anche quando sono chini sulla terra, piegati nelle diverse operazioni lavorative dei campi, tutti i suoi contadini risultano, anche nei film più brevi, protagonisti. Quest'antologia rende infine giustizia ad un cineasta sinora invisibile. E costituisce, a tutti gli effetti un'altra grande "prima": quella di una Padània fuori dal mito e della divagazione cineletterarla. (m.m.)
> Film 8 mm
Morire d'estate, 1957
Barattieri el massa el nimal, 1966
lon du tri quater sac, 1967
La giornata del bergamino, 1967
Cavallo ciao, 1967
L'Amadasi la massa I'och, 1969
> VideoEI Calderon, 1991
L'IMMAGINE
ALLA PAROLA, LA PAROLA ALL'IMMAGINE
Il cinema fra ricerca e memoria
L'evento si è svolto Giovedì 13 marzo presso lo
Spazio Oberdan a Milano (Telefono 02.77.40.63.00).
Una serata speciale, all'insegna di quel cinema etnografico e documentaristico
- realizzato in totale indipendenza economica ed estetica e frutto del
lavoro appassionato di chi sa dell'importanza di avere la memoria lunga
- che si è dedicato alla ricerca, al recupero e alla testimonianza
delle tradizioni e della cultura rurale del nostro paese, oggi più
di sempre a grave rischio di estinzione.
L'appuntamento è realizzato in collaborazione con l'Istituto Ernesto de Martino, archivio che conserva e promuove materiali di inestimabile valore. L'Istituto Ernesto de Martino è nato e cresciuto a Milano: qui hanno visto la luce i Dischi del sole, Il Nuovo Canzoniere Italiano e quegli spettacoli - su tutti "Bella ciao" e "Ci ragiono e canto" - che a partire dagli anni '60 hanno riportato in giro per l'Italia un secolo di canto sociale, popolare e d'autore grazie a personaggi come Giovanna Marini, Giovanna Daffini, Paolo Pietrangeli, Gualtiero Bertelli, Caterina Bueno, Ivan Della Mea. Nessuno era milanese, ma Milano era la sede inevitabile: la metropoli riuniva in sé tutte le esperienze, le storie, le varietà stesse che componevano il mosaico della cultura proletaria e popolare d'Italia. Poi il distacco: alla Milano degli anni '80 l'Istituto Ernesto de Martino non interessava più. Però gli offre ospitalità il Comune di Sesto Fiorentino, in cui oggi ha sede. Come scrivono Bruno Cartosio (storico) e Ivan Della Mea (Presidente dell'Istituto Ernesto de Martino): << L'Istituto Ernesto de Martino, grazie alle ricerche del fondatore Gianni Bosio e poi di Franco Coggiola, Cesare Bermani, Alessandro Portelli e della Lega di Cultura di Piadena (e di tanti altri, a dire il vero) può ascrivere fra i propri meriti quello di avere "fondato" come scienza oggi riconosciuta la Oral History, cioè l'uso delle fonti orali in storiografia. A ciò si è giunti in anni di ricerche sul campo, che sono servite a dare consistenza materiale e scientifica a questa disciplina e a fare della nastroteca dell'Istituto - narrazioni, interviste, canti - il maggior archivio nazionale (e forse europeo) delle forme dell'espressività autonoma di base, rurale o urbana che sia. Oggi la parola si dispiega in infiniti rivoli. Più d'uno lamenta un eccesso d'informazioni, di immagini e di voci che involvono e implodono in una sorta di non comunicazione. Occorre quindi, per fare cultura, ridare segno alla parola, ritrovare il nostro verbo, rilanciare la comunicazione comunicante, dello scambio. Ordet (parola), ancora, ma anche immagini. Ci siamo resi conto, attraverso le esperienze fotografiche e cinematografiche di Giuseppe Morandi e della Lega di Cultura di Piadena (ma anche i filmati di Diego Carpitella e la serie di cortometraggi, preziosi, di Vittorio De Seta), che l'immagine può essere, è "parola" comunicante, che fa comunicare. Questo, a ben vedere, il senso della proposta>>.
Nel corso della serata,
verranno presentati numerosi materiali, alla proiezione dei quali si alterneranno
gli interventi degli ospiti
invitati: Ivan Della Mea, Bruno Cartosio, Marco Müller, Gianfranco
"Miciu" Azzali, Giuseppe Morandi. E proprio Morandi sarà
in qualche modo l'ospite d'onore. Scrittore, fotografo e cineasta, Morandi,
al quale il festival di Locarno diretto da Marco Müller ha reso omaggio
nel 1999 con una personale completa, ha realizzato una quindicina di corti
e mediometraggi girati in 8mm in modo del tutto indipendente. L'insieme
dei suoi film costituisce la testimonianza inestimabile di un contadino
quasi etnografo su un mondo rurale in via di estinzione. Questi folgoranti
frammenti di cinema, raccolti sotto il titolo "I paisàn",
sono stati restaurati dalla Cineteca del Comune di Bologna, che ce li
ha messi a disposizione.
La Cineteca Italiana ringrazia Isabella Ciarchi, il cui appassionato lavoro è stato fondamentale per l'organizzazione della serata.
L'Istituto Ernesto de Martino intende dedicare la serata a Franco Coggiola, per anni anima dell'Istituto stesso.
- Programma delle proiezioni -
- I PAISAN -
Regia, fotografia e montaggio: Giuseppe Morandi
Suono: G. Morandi, Gianfranco Azzali, Sergio Lodi
Produzione: Lega di cultura di Piadena, G. Morandi
Italia, 1956-79, b/n
Una selezione dei documentari di Giuseppe Morandi in cui il regista-etnografo
ritrae i mestieri agricoli, i gesti del lavoro, la sapienza contadina
e gli ultimi esempi di feste e tradizioni popolari con uno sguardo "dall'interno",
lontano da ogni visione bucolica e neorealista. Segnaliamo in particolare
il corto "I Maggi della Bismantova", dedicato all'antica tradizione
rurale dei "maggi": manifestazioni all'aperto, in luoghi naturali,
con canti, danze e poesie in ottava rima, tipici dell'appennino tosco-emiliano.
- LA RICERCA
DI ALESSANDRIA -
Ricerche e registrazioni sonore: Franco Coggiola, Riccardo Schwamenthal,
Franco Castelli
Riprese: Alberto Conti
Italia, 1967, b/n
Una ricerca, per conto dell'Istituto Ernesto de Martino, sul mondo contadino
e operaio nella provincia di Alessandria, con testimonianze dirette della
vita e delle tradizioni del luogo, ma anche delle trasformazioni che il
nuovo insediamento industriale stava provocando nella zona agricola, con
la conseguente "fuga dalla campagna". Nel corso di 14 mesi sono
state filmate feste, usanze, giochi, danze rituali, canti e racconti legati
ai fatti di maggior incidenza della "grande storia" locale.
- BELLA
CIAO -
Italia, 1964-65, b/n
Spezzoni filmati appena ritrovati e inediti del grande spettacolo (dal
titolo appunto "Bella ciao") andato in scena per la prima volta
nel 1964 a Spoleto, durante il Festival dei Due Mondi, con la regia di
Filippo Crivelli. La rappresentazione è un affresco sul canto della
tradizione popolare, in cui le canzoni (frutto delle ricerche di Roberto
Leydi, Gianni Bosio e altri) vengono proposte per sezioni tematiche: la
vita, il lavoro, la festa, l'amore, la guerra. Lo spettacolo è
il primo e forse ancora il più noto fra quelli proposti dal Nuovo
Canzoniere Spettacoli, struttura che il Nuovo Canzoniere Italiano e i
Dischi del Sole si diedero per le loro proposte teatrali. La prima rappresentazione
suscitò accesi contrasti, divenne un caso nazionale e così,
per la prima volta nel nostro paese, si cominciò a prendere coscienza
dell'esistenza di una cultura "altra" e di un'"altra Italia".
Sono intervenuti alla serata Ivan Della Mea (presidente dell'Istituto Ernesto de Martino), Bruno Cartosio (storico), Gianfranco "Miciu" Azzali, Giuseppe Morandi (Lega di Cultura di Piadena), il gruppo musicale della Lega di Cultura di Piadena, Marco Müller.
> Lettere
Il Manifesto del 16.10.2003
NON CE L'HO CON BERTOLUCCI
Ho visto l'ultimo film di Bertolucci "I sognatori" e dopo la sfilza di elogi che Il Manifesto ha dedicato al film e al suo autore mi permetto di esprimere il mio parere. Belli i titoli di testa, ma il film non esiste.
Sì, ci sono i movimenti di piazza a Parigi nel '68 , ma il film si svolge in una camera da letto e l'interesse che fa restare seduti, se non sopraggiunge la noia , è la morbosità degli atti sessuali erotici dei tre protagonisti. Va bene fanno dei discorsi e delle considerazioni politiche sul momento, ma sono talmente gratuite e note che diventano noiose. L'attrazione è solo su questi corpi giovani che scoprono e acerbamente iniziano a fare l'amore.
Poi perchè sempre queste case borghesi con stucchi, quadri preziosi (Delacroi m sembra), vini pregiati, assegno sul comodino ecc. E' come Novecento che Bertolucci ha visto il secolo passato dalla finestra della casa del padrone.
Non ce l'ho con Bertolucci, lui fa i suoi film; dico a voi perchè non osate muovere qualche critica o dubbio ad un regista famoso? Tutto qua, con gli auguri di lunga vita per il giornale e per voi.
Giuseppe Morandi - Piadena (CR)
Il Manifesto del 23 ottobre 2003
Stavolta, troppa grazia
Cari compagni, mi ha colpito l'unanimità dei giudizi positivi e persino entusiastici a proposito di "The dreamers" di Bernardo Bertolucci, sia sulle pagine del giornale sia in Alias di sabato scorso. Io parlo da semplice spettatore che ha visto il filò una sola volta, però credo con attenzione: dunque a me sembra non solo un film di qualità diseguale, ma anche, sopratutto un film destituito delle valenze politiche che voi ne deducete e che io trovo,invece, esteriori e posticce. Infatti i sognatori, cosa sognano? Nulla che non sia la coazione a ripetere un Edipo micidiale, in sostanza irresolubile,che poi è la camera di piacere/tortura dei due gemelli, i quali vi portano dentro tutto ciò che è a loro disposizione. (Il cinema, la vita duplicata o irredenta, è per etimologia il loro alibi, l'altrove di cui mai saprebbero disporre, mentre per Bertollucci il cinema è ovviamente la tautologia di chi si guarda nel momento in cui vorrebbe o si dovrebbe guardare: il cinema è il cinema il cinema è il cinema è il cinema etc. ....sì ma stavolta troppa grazia, davvero). Il film è evidentemente clustrofobico: ha bisogno di uno spazio ermetico, per prodursi ha necessià di abolire il tempo, che infatti reintroduce a forza dall'esterno, con affiche, cornici, materiali d'epoca, vale a dire con delle decorazioni. Vestissero, quei due, gli abiti della Fronda o della Terza Repubblica,nessuno se ne accorgerebbe e nessuno si sognerebbe il '68, arrivo a pensare.Non basta, credo, far entrare una pietra dal selciato al salotto perchè ipso facto vi entri lo spirito del tempo, come non bastano il repertorio, Pompidou alla televisione, le icone di Langlois e Doniel-Leaud, Trenet e la Piaf, compresa la più smaccata citazione di Mao, per alludere a una crisi (sospensione/vuoto/mutazione) di fatto impossibile per due adolescenti legati ( o meglio incarcerati, à jamais) da un'intimità concentrazionaria.
A un certo punto scendono in strada e buttano una molotov: e allora? il gesto ha la stessa gratuità di quello iniziale, di lei che si incatena per finta al cancello della Cinemathèque. Sono entrambi gesti che confermano con enfasi ciò che pure vorrebber negare: non li propizia il sogno e meno che mai l'utopia, semmai li giustifica la necessità, di tanto in tanto, dell'ora d'aria in carcere, per altro a tutti concess. Allora mi spiegate perchè, ad esempio, The dreamers dovrebbe essere qualcosa di diverso dal remake, che so, dei Parenti terribili di Cocteau?
Vostro Massimo Raffaelli
Manifesto del 23 ottobre
Mi è piaciuto quel sogno
Ho letto, su il Manifesto del 16 ottobre, la lettera di Giuseppe Morandi e gli vorrei dire con simpatia: 1. nessun intellettuale è obbligato a suonare il piffero e a fare lo zdanovista; 2. il film di Bertolucci non solo esiste ma, per usare un tipo di ragionamento forse caro allo scandalizzato Morandi, illustra bene, proprio da docente di scuola, cosa è stato il '68: trasgressione, proposta terribilmente forte, opposizione, costruzione di stili di vita non più legati alle derive "morbose" dell'autoritarismo e dell'autocensura, unione di "personale e politico", rifiuto dello scandalizzarsi fine a se stesso e inizio di una analisi concreta di situazioni concrete; 3. non importa se la casa in cui è ambientato il film sia borghese oppure no, dal momento che si fanno tanti film reazionari ambientati in case popolari. Quanto all'incesto di cui mi sembra chiaro marginalmente, parla The dreamers, mi sembra chiaro che esso simboleggi un tabù tipico non di chi lotta o sogna il nuovo, ma dichi ama morborsamente lo stile di vita borghese.
Ducio Zarro, Pescara
IL MANIFESTO del 25.10.2003
Io, sognatore
Al contrario del lettore di Piadena a me è piaciuto molto il film di Bertolucci The dreamers, poiché vi ho riscontrato i sentimenti e i valori di fondo che mi spinsero nei lontani anni `60-'70 a ricercare il modo di mutare la mia vita e quella degli altri e che poi mi indussero ad avvicinarmi al movimento studentesco. Allora non andavo molto al cinema, ma leggevo Prevert, Sartre e tutti gli scrittori americani underground, passavo ore a parlare con amici e la morosetta del futuro da costruire. «Sognavo», fino a che gli scontri che vedevo in tv non mi coinvolsero dal vero una mattina davanti a scuola quando anche nella mia città di provincia la polizia caricò un sit in che bloccava un viale. Avete presente Fragole e sangue? Fu la molla che mi portò ad avvicinarmi al movimento. A mio avviso nel film Bertolucci ha colto l'aria che un giovane respirava allora, anche se ha usato simboli a lui congeniali. Al contrario, anche se ho visto solo la prima parte, mi ha convinto molto meno La meglio gioventù film gradevolissimo ma che pare salvare di quel periodo solo la riforma Basaglia e non dice molto sui cambiamenti che avvennero in quegli anni in altri settori della società. Nella Meglio gioventù, poi, si trattano gli «estremisti» come fossero stupidi stereotipi, e in questo si accomuna a Buongiorno notte quando in realtà molte cose nate allora si sono dimostrate valide, come il manifesto foglio figlio di quei tempi.
Ivan Valli