GAZA, PALESTINA:  ISRAELIANI QUANDO CESSATE  DI UCCIDERE I BAMBINI? 

Un drone israeliano ha sganciato lacrimogeni sopra la tenda, che è stata avvolta in una nuvola di fumo, Leila una bambina di otto mesi è stata soffocata dai gas lacrimogeni. Sotto la tenda del lutto nel quartiere Zeitun, a Gaza city, siedono parenti e amici. Si alzano tutti in piedi per stringere la mano a chi porta  vicinanza e condoglianze. Un ragazzo serve ai presenti caffè amaro. Anwar ha 27 anni e il volto di un adolescente. Sua  moglie Maryam  ne ha appena 19. “E’ stato un colpo duro, per me e soprattutto per mia moglie – dice-Già un anno fa avevamo perduto il nostro primo bambino, Salim di un anno. La sera  si era addormentato tranquillo, ma non si è più svegliato, è morto nel sonno”.

Sett’anni dello Stato d’Israele sono anche i sett’anni della Nakba, la “Catastrofe” del popolo palestinese, la cacciata del 1948 di centinaia di migliaia di palestinesi (da 700mila a un milione) in una operazione di preordinata pulizia etnica che li ha trasformati nel popolo profugo dei campi.

Adesso è arrivato lo spostamento  dell’Ambasciata Usa a Gerusalemme, con la  strage di 62 giovani nel  tiro al piccione a Gaza con miglia di feriti, schiacciando una protesta armata di sassi, fionde e copertoni  incendiati. Per Netanyahu poi si tratterebbe di azioni terroristiche. Ma la verità è che un popolo oppresso che manifesta contro un’occupazione militare, ricorda solo la nostra Liberazione e il diritto dei palestinesi sancito da tre risoluzioni ONU (una del 1948 proprio sul diritto al ritorno).

Piadena, 16 maggio 2018               La Lega di Cultura di Piadena

        Partito della Rifondazione Comunista – Piadena

Festa di Cultura 2018: tipologia Pontirolo   – di Daniele Crotti

Dopo Piadena, che poi è Pontirolo (la sede municipale è locata in Drizzona; ma un referendum in fieri potrebbe unire i due Comuni ed allora Pontirolo sarà parte integrante della Piadena della gloriosa Lega, quella di Cultura, quella vera, sia lega, e ci perdoni Alessio, sia cultura), dopo Piadena, dicevo e dico, arriva, col “maggio bello”, Sesto Fiorentino, tipologia Pontirolo sia pur ridotta e contenuta, ma altresì viva e vitale, ovvero dopo la Festa della Lega di Cultura, la Festa del Primo maggio dell’Istituto Ernesto de Martino.

«Ciao!». Mi dice e mi dicono; sì, perché appena parcheggiata la vettura, eccoli lì i piadeno-calvatone-pontirolesi. «Ciao!», rispondo e rispondiamo. E l’abbraccio è di allegra commozione, come sempre. «L’hai mandata la lettera?», mi chiede subito il Giuseppe. «Quale lettera?», rispondo, forse un po’ fingendo stupore o distrazione. «Come, quale lettera; la solita, il tuo resoconto della  festa a Piadena». E scattano pentimenti, dubbi, perplessità. E spiego e mi spiego. Comprendono: le mie incertezze, i miei scoramenti, le motivazioni di questo inaspettato (dicono) mio silenzio. Li ringrazio. Dovrò fare ammenda.

Ed allora torno indietro. Torno indietro di una quarantina di giorni, quelli che separano il 23 marzo dal 1° maggio dell’anno in corso. E tornare al 23 nella cascina del Micio. Eccomi ed eccoci, dunque.

Sono passati 15 anni dalla mia prima partecipazione. Soltanto nel 2010 e nel 2015 ho marcato visita: assente, non so se giustificato o meno (sì, se un’autocertificazione, medica, è accetta).

Ricordo abbastanza bene quella prima volta. Un’emozione incredibile: chi se lo aspettava. Fu una giornata memorabile. Mi presentai, timidamente, la domenica mattina e chiesi al primo che incontrai del Micio. Era lui, pensate un po’. Poi fu la festa. C’era con me mio figlio Luca che ancora ogni tanto mi ricorda quel giorno emozionantissimo. 

E così negli anni a venire, scoprendo di volta in volta il sabato antecedente, il venerdì avanti, e tutta la ricchezza, sociale, culturale, politica, amicale e compagna, di questa incredibile festa, persa nel tempo dei ricordi eppure ancora attuale e necessaria.

Così è stato anche questa volta, nel 2018 dell’Era Volgare, nonostante gli anni (miei, nostri e della festa medesima), nonostante i patemi, nonostante alcune dubbiosità, nonostante alcune criticità, nonostante cali di… … perché in fondo in fondo “un pensier ribelle in cor ci sta” (ancora?) e nella non sopita speranza (illusione!) che “il potere cambi la sua natura”. Ma il potere (e “nessun potere è buono”), il potere per definizione è tale, cioè potere, e quindi… Ma perché incazzarci? La compresenza, sosteneva Capitini, deve essere più forte che mai…

E allora che bello, nonostante…. Nonostante tutto… vedersi e rivedersi, cenare il venerdì sera dagli Azzali e poi via a Casalmaggiore per il concerto di musica che ci piace, e tanto tanto tanto, il sabato alla Sala Civica di Piadena (Piadena!) per i documentari che raccontano queste storie, il sabato sera ancora dal Micio e da Bruno (e da…) per una cena in allegra compagnia (e che compagnia!), con canti vino e cibo popolari, la domenica con il “Controcanto” del Fanelli (l’avevo già acquistato e letto; non lo sapevo così giovane e bravo il “bell’Antonio”. E bravo! ribadisco), e la domenica… con e nella festa, per la Festa, la Festa…

Anche ‘stanno ero con la mia Giovanna e con gli amici di Roma, Walter ed Elisabetta. La loro seconda esperienza, quella dei nostri amici “romani”, sempre accattivante e coinvolgente, dicono. E ci credo, perbacco. 

Tanti giovani. Tanti. Eravamo più o meno di anno passato? Domanda che ci si fa. Chi dice più, chi dice meno. Ma ha importanza? No. Esserci. Ciò che conta. E partecipare. Cantando. E piano piano, sciuai sciuai, quel vecchio spirito, quella antica emozione, quell’insieme di “cose” mi hanno riconquistato. Così i tentennamenti sono spariti e mi sono buttato pure io nella tenzone canora. Ho cantato, il pomeriggio del giorno di festa (“Domani l’è festa…”), come in altre occasioni; mi sono ritrovato, sono rinato. Sono… Per concludere, a festa finita (ma non finisce né finirà mai), a cantare altrove, con gli amici ed i compagni lontani (nello spazio) e vicinissimi (nel tempo e nel cuore).

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E per nulla ha inciso una “soffiata”, maligna ed inutile, di ignoti mistificatori, che il sabato sera ha costretto un paio di “agenti” aziendali (leggi ASL: non dico altro; ho vissuto professionalmente tale assurda realtà) a tentare di mettere in discussione questa “unica” accozzaglia di gente meravigliosa (che sia un ossimoro?), che anno dopo anno, da anni dopo anni, si vede, si rivede, si trova, ci crede, e sta…. proprio BENE, assieme, insieme.

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E la festa continua… con un grazie a tutti e a tanti, in particolare al Micio e al Murànd, a Enrico, Leo, al Peto, a Bruno, a Davide, ai Maurizio, ad Angelo e Manuela, a chissà quanti altri ancora…

A meno che il potere non cambi la sua natura

Chi – come me- ha conosciuto Genia e Piero Azzali, i genitori di Micio e Bruno e del dolce Ricchetto, sente stasera una gratitudine profonda, difficile da esporre in pochi minuti.
Anzitutto la loro umanità. Grazie alle fotografie del Giusep conosciamo queste persone, le loro immagini, sentiamo il loro calore umano, la loro intelligenza.
E` una umanità che ha conquistato nessun potere, nessun denaro, nessun riconoscimento ufficiale. Ma in un periodo storico ormai passato, il `900, ha cercato di spingere la nostra società verso nuove frontiere dell`essere umani, verso esperienze più sociali. Lo hanno fatto con tutto il loro corpo e con tutti i loro sensi segnati dal lavoro e dalle poche gioie della vita in campagna. Genia e Piero Azzali sono incarnazioni, sono esploratori di vita, sono socialisti. Sono tutto il contrario di quanto vuole essere l`umanità oggi.
Mi spiego meglio.
La mia prima visita nella casa Azzali è stato uno choc: questi letti enormi, aeroporti di sogni incredibili, e in piena notte la voce tagliente della Genia che sveglia gli uomini per andare nella stalla; poi la mattina da solo in cucina con lei, perchè di nuovo tutti sono già al lavoro; non capivo una parola quando la Genia parlava stretto; ero veramente lo straniero- nel senso pieno della parola. Guardavo questi corpi, queste voci non modellate secondo i registri estetici dominanti – sono loro? secondo la famosa poesia di Brecht sul comunismo- che devono assumere la guida? Sono così i proletari? E subito nella prima intervista il Morandi e il Micio confermano: “non vogliamo essere gli ultimi mohicani. Vogliamo il potere. Noi, fratelli di selvaggi come Lumumba e Cabral”.
“Con questi corpi e modi di fare non avrete mai il potere”, dicevo, e avevo ragione. “Non vi faranno nemmeno sindaco- figuriamoci. A meno che …”. Questo “a meno che” nato in casa Azzali, dava luogo alla mia prima e più importante esperienza teorica, cosa che ho capito solo dopo anni quando riuscivo a completare la frase:
“a meno che il potere non cambi la SUA NATURA”. Imparavo a vedere Pontirolo non più con l´occhio del potere, ma il potere con l` occhio della Genia e della sua casa. E` – con le dovute differenze- la stessa esperienza fatta da Marx dopo la Comune di Parigi, quando scrisse: Non basta prendere il potere così com`è. Così non è utilizzabile per i nostri scopi. Ci trasformerà. Invece è il potere che va trasformato. E lo stesso vale per gli apparati di produzione industriale e di produzione culturale. La storia non cambia solo perchè siamo noi a dirigere questi apparati.
E questo vale anche per istituzioni così delicate come la casa e la famiglia che apparentemente non hanno nulla a che fare con la lotta di classe. Poco tempo fa sindaci della Lombardia hanno guidato una manifestazione che chiedeva il diritto di difendere con i fucili “la sacralità della famiglia e della casa”. Invece Genia e Pierino, fino al limite dell`inverosimile, hanno fatto l`opposto: hanno trasformato la loro casa da fortezza di rapporti familiari presunti intimi in un porto di mare di libertà.
La Lega è un fatto collettivo, un pezzo di tessuto sociale (molto delicato e forse oggi anche un pò friabile). Si possono e si devono fare tanti nomi di persone che hanno dato tanto. Ma la Genia ha aperto casa sua, Piero ha fatto partecipare i compagni alla sua piccola proprietà, la famiglia Azzali ha superato l`angustia dei legami di sangue e dei quattro muri dando spazio allo sviluppo di rapporti umani straordinari. Ecco la festa che solo una famiglia ricca come quella degli Azzali può proporre. E noi partecipiamo con entusiasmo, con gioia e con gratitudine.

Peter Kammerer – (Letto a Casalmaggiore, Venerdi 24.3.2017)

LA FESTA 2018 – programma

Venerdi 23 marzo 2018 

Ore 21 – Teatro comunale Casalmaggiore: Ed un pensiero ribelle in cor ci sta “Storia d’Italia cantata con Giovanna Marini,il Coro Inni e Canti di lotta diretto da Sandra Cotronei e la Banda della Scuola Popolare di Musica del Testaccio diretta dal M° Silverio Cortesi

Sabato 24 marzo 2018

Ore 10  – Programma da stabilire – Proiezione film
Ore 15 – Sala Civica di Piadena, via Aldo Moro –  Dibattito sul tema “A meno che il potere cambi la sua natura” con Peter Kammerer, Mario Agostinelli, Gianni Tamino, Enio Camerlenghi , Raffaele K. Salinari ecc
Ore 19,30 – Casa del Micio a Pontirolo – Cena

Domenica, 25 marzo 2018

Ore 10 – Cortile e bosco del Micio 
Presentazione del libro Controcanto di Antonio Fanelli  e delle ultime  produzioni dell’Istituto Ernesto De Martino, Circolo Gianni Bosio di Roma, Un gruppo di giovani di Piadena presentano la loro Attività di alfabetizzazione di donne straniere a Piadena.
Ore 15 – Cortile e bosco del Micio – esibizione dei vari gruppi musicali e corali italiani e stranieri.

La Festa 2017

SIAMO ARRIVATI, a dire vedi Piadena e poi ci torni…

(inviato da Daniele Crotti)

Eccoci.

Così il Micio all’inaugurazione della festa, la Festa, quella della Lega, quella di Cultura, quella di Piadena, quella del 2017, quella che festeggia i 50 anni – tra ufficiosi ed ufficiali (dodici più trentotto ci ha confessato il garibaldino Azzali) – della Lega di Cultura di Piadena, la cui sede è a Pontirolo, Drizzona, ma che in Piadena ebbe i suoi natali. Siamo al teatro, quello Comunale, quello di Casalmaggiore, quell’unico teatro – capiente sapiente accogliente – del circondario piadenese che possa contenerci.

Ma la festa è già cominciata. È cominciata a casa del Micio e del fratello Bruno – la cascina che fu della Genia e del Pierino – la sera medesima con i primi assaggi culinari della cucina già in piena attività, è cominciata la sera prima con i primi canti, è cominciata giorni e settimane avanti perché poco si può improvvisare, è cominciata da tanti anni, è cominciata da sempre. 

Sul palco, ma che palco non è – anzi è palco di tutti per tutti -, Peter, a nome, oltreché suo personale, dei tanti tanti tanti (ne saranno stimati 2500 nel loro complesso, in questa ricca e inebriante tre giorni di “festa felice”) che da vicino e da lontano arrivano (l’Europa non basta più, sembra: una coppia ha raggiunto questa campagna padana sin dagli Stati, quelli Uniti dell’americanista Portelli), abbraccia i partecipanti, all’interno del teatro (ma è un teatro aperto, un teatro di vita e di vite, di storie, di lotte e di lavoro, di canti e di speranze), con la sua emozionante lettura che a parte viene riportata. 

Via.

Il cronista potrebbe ora citare, elencare, o raccontare la successione dei gruppi che hanno cantato, suonato e narrato per questo compleanno, che celebra anche i 70 anni (a marzo) del Micio e gli 80 (già: ottanta!) del Giuseppe (ad agosto): la media è di 66.6 periodico (non male) per questa inscindibile tripletta, Legadicultura Azzali Morandi (che son poi un’unica cosa, e che cosa!). In poche parole: l’ironica rabbia canora dei Suonatori Terra Terra fiorentini; la giovanissima età dei Tenores Sirilò di Orgosolo (introdotti dal piccolo tamburino sardo, Maurizio, anima nuova de I Giorni Cantati), un legame, quello tra Piadena ed Orgosolo, che sa di vera umana amicizia e solidarietà); il duo di Calvatone ovvero Peto e Leo (a volte anche Leo e Peto), che omaggiano il papà Giulio Seniga e la mitica Genia, informatori fondamentali di questa tradizione musicale. E poi ci sono i portoghesi, i francesi, gli spagnoli, il bizzarro indiano Ashid (si scriverà così?), e poi ancora tutti insieme per lasciare il teatro e prepararci per l’impegno di domani, quello del sabato, ma c’è chi ancora canta e ricanta e non vorrebbe mai smettere. 

Eccoci ora alla sala oratoriale piadenese con il caracollante Micio che stamattina si siede perché sarà spettatore ma che simpaticamente ordina di procedere. C’è il film di Kammerer che lo presenta (tranquilli, dice: dura solo 45 minuti): un filmato “a distanza” (di tempo ma non di spazio), però non è un “relitto archeologico” come Peter dice, no; è uno spaccato di vita vissuta per chiedere: “riconosci questo paese”? (quasi una citazione di Goethe che domanda dove e come eravamo “quando fiorivano i limoni”). Un paese, fulcro di una CULTURA, di una “cultura altra”. Da Marghera e Mira sino alla bassa cremonese, a Piadena, a Calvatone, a Pontirolo, qua: un racconto della metà anni settanta del secolo passato che racconta di operi e contadini e delle loro lotte e del cambiamento avvenuto, un raccolto filmato che di nostalgico ha ben poco, sì un velo di rancore, di tristezza, ma che provoca emozione ed ispira la voglia continua di cambiare. Bello, proprio bello. Ci voleva.

La pausa pranzo alla cascina Azzali è una “colazione di lavoro”, come si dice in gergo intellettuale, ma allietata dai francesi il cui sfogo canoro è quasi contagiante. Poi subito alla Sala Civica per la presentazione del nuovo “Muro di Piadena”, 1997 – 2017. L’oggi. Ce lo introduce Camerlenghi: il libro altro non è che la raccolta in “formato moderno” dei numerosi volantini/fogli volanti che distribuiti manualmente, nel tempo e questa volta anche nello spazio, sono stati, sono e dovrebbero essere il vero strumento di comunicazione: è così che può crearsi la base per un dialogo costruttivo. Il cronista ora non entra nel merito di quanto i vari Rebecchi, Tamino, Agostinelli, Portelli, Arrighetti, Bermani han detto. Una presentazione con un contenuto dibattito (ma esaustivi sono stati gli interventi; questo è vero) assai interessante, presentazione positiva e chiara. Cesare ha registrato tutto; chiedete a lui se volte saperne di più. Il cronista non può però esimersi dal puntualizzare alcune parole emerse che sottendono un insieme articolato ed esplicativo (mamma mia che brutte parole; se lo dice il cronista stesso). Ecco dunque: la VOCE UMANA, che è al centro del tutto. È fondamentale. Da qui il resto, dal “futuro che non ci può essere senza nostalgia”, alla “utopia” che potrebbe essere un fatto concreto (foss’anche solo onirico), al piacere dello stare insieme e festeggiare con cibo e vino (prodotti della nostra terra e del nostro lavoro) questi momenti di felicità, perché anche la felicità è cosa condivisa, condivisibile, è socialità e coesistenza (contro ogni forma di potere). Sarà stato bravo, perché attento, il cronista? E così, fuori della sala, gruppi spontanei canori hanno rallegrato e ravvivato chi ha preferito godere del bel pomeriggio di sole sopra il prato magnificamente colorato di margherite. Giusto anche così!

La sera del sabato ancora alla cascina del Micio per la cena che tutti sappiamo: sì, si mangia e si beve, ma sopratutto si canta, si balla, si canta e si ricanta, qua e là, liberamente, spontaneamente, piacevolmente. Che bello!

Eccoci, ed eccoci, alla festa grande, quella della domenica. La FESTA. Il cronista però termina qui la sua cronaca. Ora si dimentica pure lui di appuntarsi note, parole, frasi, idee, perché si immerge anche lui in questa festosa festa festiva festante perché anche lui si sente parte di questo incredibile mondo “altro”. Che giornata splendida amici e compagni.

Ore 19. Prende la parola il Micio al microfono. La parola consta di quattro parole: “dichiaro la festa finita”!

Ma la festa non è finita, prosegue, non finirà mai.

Daniele Crotti, PERUGIA

La festa 2017

La Festa del 2017: stiamo arrivando…

inviato da Daniele Crotti

La stòria de l’òoca

l’è bèla ma l’è pòoca,

vóot che te la cüünti?

Te la cüntaròo:

la stòria de l’òoca

l’è bèla ma l’è pòoca…

Sì, è una filastrocca, una filastrocca delle campagne cremonesi. Le filastrocche che ora non ci sono più. Non questa, ma un’altra filastrocca me la cüntava mamma, da bimbo, la filastrocca che principia con “Din dòn campanòn..”. Scrivo questo perché anni fa ero in cucina a casa del Micio. Non ricordo per quale occasione. C’era ancora la Genia. Io accennai, non so per qual motivo, le prime parole di questa filastrocca, e la Genia immediatamente me la raccontò tutta. Meraviglioso! E questo è un piccolo ricordo che ho di lei, del Micio, dei compagni di Piadena, di Calvatone, di Pontirolo, che associo, anche, alla grande festa di primavera. E sì, perché fu dopo la prima volta, la prima volta che vi partecipai, alla festa della Lega di Cultura, fu dopo quella occasione che ogni tanto capitavo dagli Azzali, anche in altre occasioni. E in una di queste, ecco che splendido regalo mi fa, mi fece la Genia!

La mia prima volta alla Festa fu nel 2003. Avevo saputo casualmente di questa Festa. Non ne sapevo niente, prima di allora. Non so come mai. Dico questo perché i libri di Mario Lodi, gli scritti di Morandi (il Giusèp), la Lega di Cultura, Il Gruppo Padano di Piadena, I Giorni Cantati, li conoscevo da tempo. Mamma, maestra, era di fatto vissuta da quelle parti, tra S. Lorenzo de’ Picenardi (un paio di chilometri da Pontirolo), Torre, Piadena e Cremona. Avevamo lì alcuni lontani parenti e una volta all’anno, o forse più di rado, si andava a trovarli. Ma queste succedeva tanto tempo fa, negli anni ’50 e primissimi anni ’60. Un motivo, credo, per sapere di tutto ciò.

 

Ecco, dicevo, la prima volta che andai alla Festa della Lega di Cultura fu nel 2003. Andammo con Luca, mio figlio, e Ludovico, mio nipote, figlio di mia sorella Marina. Trovammo da dormire in un alberghetto dalle parti di Asola e ci presentammo la mattina della domenica prescelta, in quel fine marzo. Ero titubante, incuriosito, intimidito, “spaesato” (uso questo termine perché ho davanti agli occhi il bel libro di Antonella Trapino, “Spaesati”, appunto, in cui quattro capitoli sono dedicati a loro, agli amici di quei posti “tra memoria e futuro”, come sottotitola l’autrice). Già. Arrivai lì la mattina, verso le 9 o le 10, entrai nel vialetto tra alte mura che porta all’aia della cascina. Una porta si apre, poco dopo, e chiedo ad un signore con un baschetto rosso in testa dove fosse il Micio, ovviamente presentandomi (avevo per tempo telefonato per annunciare la mia presenza). Era proprio lui, il Micio. Che emozione. Che bello. Poi fu tutto facile, una cosa cui non avrei mai creduto. Fu una giornata per me memorabile: una festa tra tanti, di tutti per tutti, una festa incredibile, sorprendente, estasiante. Ero fuori di me dalla gioia. Davvero. Chiedetelo a Luca!

Dall’anno successivo ci sono sempre tornato (tranne una volta perché malato, e l’anno scorso, perché afflitto e giù di corda – succede), a Pontirolo. E da quella volta ho tenuto un diario. 

Nel 2004 scrissi queste parole, inizialmente: «Arrivo a Piadena verso le 18 di sabato 27 marzo. Sono con mio figlio, Luca, nella speranza, se non nella certezza, entrambi, di rivivere l’esperienza del 2003… Difficile scordarsi il Micio, il Murand e tutto il resto…».

Alla Festa 2005 le “emozioni” sono “rinnovate e vissute”: «Stare bene insieme alla gente e in mezzo a tante persone perché liberi o liberati dentro: ecco cosa può essere la Festa della Lega di Cultura. Perché Piadena è Piadena… Rivivere il piacere, semplice e genuino, libero e nostro, di esserci, di cantare, di parlare, di ritrovarci, di brindare, di festeggiare, di crederci e di resistere».

Poi c’è il 2006: la Festa… “perché le emozioni non finiscono e non finiscano mai”! Riporto quanto allora scrissi: «Pontirolo, a casa del Micio, dalla famiglia Azzali, nella sede della Lega di Cultura di Piadena, dal Morandi (il Giusèp), tanti anni fa inventata, portata avanti con indomita determinazione, sensibilità, forza di volontà, grazie a poche e tante persone, … , parafrasando Sandro Portelli…, veri compagni con cui dividere e condividere… un pezzo di pane, ossia cibo, amore e solidarietà… liberi come il vento».

“Giorni e notti cantati tra Pontirolo Drizzona Piadena e Calvatone” è, nel 2007, il titolo dei miei appunti che poi dicono: «Quest’anno si aggiunge mia sorella, pure lei legata ai ricordi di questa Piadena da parte di mamma, che qui visse la sua fanciullezza. È sabato ed eccoci quindi pronti a partire, io, Marina, i miei figli Luca e Marco, e Claudio, l’amico…».

Poi arriva il 2008: “Bandiera rossa la si può ancora cantare?”: «Sei anni fa partecipai per la prima volta alla Festa di fine marzo a Pontirolo», leggo, «… è un fatto emozionante ed importante: l’armonia canora, culinaria (cose buone e semplici, per tutti), umana, di coscienza sociale culturale e politica, vive e vitali, fanno esplodere in te, in chiunque, la voglia di partecipare, di esserci, di conoscere, di sapere, di sperare, ancora…».

La Festa del 2009 sono “I colori della Bassa” («… Sabato mattina parto. Sono con me Giovanna, mia moglie, e Marco, nostro figlio…), quella del 2010 è “nostra patria è il mondo intero!”, sotto la tenda a Pontirolo; scrissi allora ai vari Micio, Giuseppe, Bruno, Peto, Enrico, Leo… che «forse anch’io faccio parte di quella “nuvoletta” che, variamente frammentata nel tempo e nello spazio, una volta all’anno almeno si ricompatta… nella casa della Lega di Cultura di Piadena… che con la sua rossa bandiera richiama, commuove, stupisce, unisce…».

E già siamo arrivati al 2011 con “A cosa serve il canto popolare” e poi al 2012 con i “50 anni del Nuovo canzoniere Italiano”. Così mi sbizzarrii pur’io a trascrivere il mio pensiero su “i canti popolari della tradizione orale” (quanto ne sono affascinato!). Nel sito della Lega di Cultura potete leggere tutto. Fatelo. O rifatelo. Mi farà piacere.

“Lega di Cultura di Piadena a Pontirolo da ogni dove”: anno 2013, riprendo dal mio diario, e continuo: «Quando mai comincia l’annuale Festa della nostra Lega di Cultura? Da quando cominciò decenni addietro a casa del Giusèp in quel del Vho… o dal giorno dopo la baccalata dei portoghesi… o dai finesettimana precedenti in cui viene montato il tendone… oppure da quando compare sul sito il programma o… dal lunedì… allorché…?», eppure, concludevo: “Questo mondo era come la nebbia prima che si alzi, quando la campagna si nasconde e non sai dire se sotto c’è qualcosa di bello”. Perbacco se c’è!

Siamo arrivati al 2014 con la “Festa del Mondo Intero”, sempre a fine marzo, per una “festosa festa comunista”, perché “a casa del Micio la primavera è internazionale”; e subito dopo al 2015. Così, dal mio diario: «Piadena. Già, Piadena! La Lega di Cultura di Piadena. Già, la Lega di Cultura! La festa…Già, la festa! Tanti, anche quest’anno…»,  perché «ogni anno ritornano… alla ricerca della propria bellezza e libertà…».

Poi il 2106. Ma anno passato ho bigiato, ho fatto salina, ho fatto sega… Già! Come mai? Giro, volto pagina. Quest’anno va meglio. Ci sarà la mia cara Giovanna, sin dal venerdì, poi altri amici, e allora… sarà ancor più bello. Prenotato per tempo la camera, avvertiti i compagni, eccomi a scrivere queste parole come promisi ad Enrico e Bruno, quando, l’estate scorsa, passarono da casa per cantare insieme ricordando il nuovo Bella ciao, vissuto insieme ad Orvieto in un’atmosfera quasi come…

… a Pontirolo! Eccoci allora pure quest’anno: il 24, il 25, il 26 marzo! Per festeggiare di tutto di più: la Lega, il Morandi, il Micio, tutti, le nostre speranze, il nostro passato, il nostro presente, il nostro futuro. 

E per cantare, perché “cantare significa stare insieme, conoscersi, rispettare le diversità, instaurare un rapporto di amicizia e di solidarietà. Cantare è fare cultura”.

E allora: AUGURI!